Non cercare di diventare una persona di successo, ma piuttosto una persona di valore (Albert Einstein)

mercoledì 29 gennaio 2014

Abolite quei Ministeri

Oramai sono anni che il Ministero dello Sviluppo Economico  e il Ministero del Lavoro nel nostro paese, se non dannosi, sono quantomeno inutili. Non è un caso che è difficile per qualsiasi italiano ricordarsi i nomi di qualcuno dei Ministri che hanno ricoperto questi incarichi, se non con rare eccezioni e solo per figuracce o malefatte. Per esempio, chi si ricorda che è stato Ministro del Lavoro Roberto Maroni o Antonio Bassolino o Cesare Damiano? Credo veramente in pochi, naturalmente sono passati senza lasciare segno! Ma molti si ricorderanno Maurizio Sacconi ed Elsa Fornero; il primo ha steso tappeti rossi a Marchionne permettendogli di distruggere migliaia di posti di lavoro, appoggiando il suo diktat nei confronti dei lavoratori FIAT, credendo alle promesse di futuri investimenti , senza nemmeno chiedere uno straccio di piano industriale!  La Signora Fornero, giunta con il Governo Monti, sarà invece ricordata, oltre che aver pianto in diretta durante la conferenza stampa in cui presentava la sua riforma delle Pensioni, lacrime e sangue per i lavoratori, per aver impedito ad una intera generazione l’accesso al lavoro  , così come ci ricorderemo tutti che  si è dimenticato qualcosa come 160.000 esodati!  
Proseguendo nella nostra disamina chi si ricorda questi Ministri dello sviluppo economico e dei loro provvedimenti, Enrico Letta, Antonio Marzano, Claudio Scajola, Pier Luigi Bersani, Paolo Romani, Corrado Passera e, dulcis in fundo,  Flavio Zanonato? Di quest’ultimo nessuno saprebbe nemmeno che esiste se non fosse che alcune migliaia di lavoratori della Electrolux italiana rischiano di perdere metà dello stipendio grazie al solito diktat della multinazionale che ritiene di dover livellare gli stipendi dei lavoratori italiani a quelli polacchi, senza che questo signore si degni di prendere posizione!
Eppure la Costituzione, non a caso, nei principi fondamentali, all’articolo 1 recita: L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
E l’articolo 35 insiste: La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme ed applicazioni.
Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori. Promuove e favorisce gli accordi e le organizzazioni internazionali intesi ad affermare e regolare i diritti del lavoro.
Riconosce la libertà di emigrazione, salvo gli obblighi stabiliti dalla legge nell'interesse generale, e tutela il lavoro italiano all'estero.

E prosegue con l’articolo 36: Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.

Ma questi Ministri che hanno giurato sulla Carta Costituzionale, la hanno anche letta?

Qualsiasi impresa estera si avvicina al nostro paese avendo la consapevolezza di quanto sia facile depredare le ricchezze italiane, ricattare i lavoratori senza che nessuno faccia la benché minima resistenza, se non i poveri  lavoratori che, abbandonati a se stessi , il più delle volte, soccombono. Così come soccombe il nostro Stato, costretto poi a correre ai ripari cercando di salvaguardare con gli ammortizzatori sociali la vita degli ex dipendenti. Naturalmente ricorrendo alla cassa integrazione, la via più facile, senza il minimo tentativo di salvaguardare il patrimonio Italia che oramai è ridotto al lumicino.
Così quello di Electrolux è l’ultimo di una serie di atti che in questi anni anche altre aziende hanno compiuto:   Ericcson per esempio, 335 esuberi con il ricorso, per 12 mesi, al contratto di solidarietà che permette, grazie all’intervento statale, di ridurre l’impatto della riduzione salariale, ma  comporta una diminuzione del reddito che incide su redditi medio-bassi. Poi Omsa, quella delle calze, con la delocalizzazione minacciata  e poi di fatto realizzata con la chiusura, sia pure impegnandosi alla ricollocazione delle sue operaie. E ancora  Pompea che ha annunciato 200 esuberi in due stabilimenti per spostarsi in Serbia. Lo spauracchio della delocalizzazione è stata Utilizzato anche dalla Indesit ,dalla Menarini di Firenze. E poi il caso Sardegna  dove le aziende come  l’Alcoa con oltre 400 lavoratori in cassa integrazione, l’Eurallumina che ne ha oltre 300, il Carbosulcis  che si trova a dover gestire i suoi 400 minatori.  E l’elenco potrebbe proseguire con le aziende che dopo aver fatto shopping  in Italia , hanno trasferito il Know-how, nei loro paesi e poi chiuso o ridotto le attività produttive, come le Acciaierie Terni che uniche al mondo a produrre alcune tipologie di  acciai speciali sono state acquisite e poi spolpate dalla Tyssen Krupp!  
Nel 2013 i lavoratori lasciati a casa per l’intero anno sono stati 515 mila con oltre un miliardo di ore di cassa integrazione  e circa 8 mila euro medie in meno in busta paga l’anno; se questi sono i risultati raggiunti dai nostri Ministeri dello Sviluppo e del Lavoro allora lasciatemi dire che forse è meglio abolirli, lasciare che le trattative siano tra privati e sindacati e magari risparmieremmo qualche centinaio di milioni di euro in inutili compensi….magari mettendoli in cassa integrazione!

domenica 26 gennaio 2014

Oggi come ieri

Quando vent’anni fa Silvio Berlusconi annunciava la sua discesa in campo, tanti di quelli che oggi leggeranno questo articolo erano dei bambini che andavano a scuola e che quindi hanno potuto provare sulla propria pelle solo questo tipo di politica, questo modello di società. Nello stesso tempo tanti erano quelli che speravano in un’Italia migliore, senza sprechi, senza corruzione, insomma più giusta.

Si veniva per chi non lo sapesse dalla stagione di “Mani pulite”, cioè dagli anni in cui un pool della Procura della Repubblica di Milano, formato dai magistrati Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Tiziana Parenti, Ilda Boccassini e guidato dal procuratore capo Francesco Saverio Borrelli e dal suo vice Gerardo D'Ambrosio , attraverso delle approfondite  indagini portarono alla luce un sistema di corruzione, concussione e finanziamento illecito ai partiti ai livelli più alti del mondo politico e finanziario italiano. Furono coinvolti ministri, deputati, senatori, imprenditori, perfino ex presidenti del Consiglio (Bettino Craxi, Arnaldo Forlani). Indagini che portarono all’annientamento quasi totale dei partiti dell’epoca ed all’inizio di quella che è stata chiamata Seconda Repubblica.

Dapprima la reazione della gente comune all’annuncio dell’intenzione di entrare in politica di un uomo che veniva dal mondo dell’impresa che con gli immobili e con le televisioni aveva fatto strada, fu di sollievo, fu un segnale di cambiamento di cui l’opinione pubblica aveva bisogno. Insomma questo annuncio fu accolto come un ventata d’aria fresca da parte di molti italiani, anche se già i più attenti o i più informati mettevano in guardia osservando come questo imprenditore, Silvio Berlusconi, avesse goduto di favori, di norme e leggi che avevano favorito il successo delle sue imprese.
Ma gli italiani, molti italiani, stanchi di una politica piena di ladri e corrotti, resi incapaci di reagire da un potere mediatico molto forte, che rappresentava ogni giorno una vita irreale, che sviava dai problemi per presentare gossip, si lasciarono irretire e andarono in massa a votare per il nuovo partito e per il suo leader.

A distanza di vent’anni i piccoli di allora sono cresciuti e gli italiani che avevano sperato in un cambiamento sono invecchiati. Ci ritroviamo per certi versi con una situazione analoga, probabilmente peggiore, corruzione e concussione a tutti i livelli, tutte le speranze di allora bruciate in un vortice di inganni perpetrati a danno dei più deboli  e incompetenza dovuta alle scelte dei leader di circondarsi di mezze tacche, che ha portato l’Italia ai più bassi livelli di considerazione internazionale di sempre, e adesso anche un piccolo uomo come Renzi, solo perché è giovane, solo perché annuncia cambiamenti, per poi chiedere il permesso a Berlusconi, sembra essere una soluzione, una ventata d’aria fresca.
Fortunatamente ci sono tanti italiani che hanno compreso la truffa  a loro danno; i giovani che sono cresciuti e finalmente si rendono conto di quello che succede e i meno giovani  che sono usciti dal letargo e vogliono riprendere in mano la situazione, stanchi di delegare, vogliono lottare per cercare delle soluzioni diverse, un modo nuovo di affrontare le cose, non più da sudditi ma da cittadini che possono determinare il futuro del paese.

Questi cittadini non permetteranno ad un altro imbonitore di piazza di impadronirsi della nostra vita e del nostro futuro .

domenica 12 gennaio 2014

Un pallone gonfiato

Che delusione, quando si scopre che quello che si era tanto atteso non corrisponde alle aspettative, anche a quelle di chi come me è sempre stato scettico, quando non ostile, alla cavalcata di Renzi verso la leadership del Partito Democratico quale trampolino per la candidatura a Presidente del Consiglio.

L’Italia cambia verso è stato lo slogan della campagna per l’elezione a segretario del PD di Matteo Renzi, ma sinora non ci sono segnali in tale senso; il PD è il primo partito italiano e il principale partito nella strana maggioranza, strana ma non troppo visto che oramai sono oltre due anni che centro destra e centro sinistra si dividono la torta, eppure il suo segretario non prende posizioni decise su niente di rilevante.
Dovrebbe sapere Renzi che per qualsiasi riforma che si voglia attuare, l’importanza del rispetto delle regole, il rispetto delle leggi e la credibilità di chi queste riforme le propone è fondamentale. Ebbene cosa si aspetta ad estromettere tutti coloro che non hanno rispetto ne delle regole ne delle leggi? Come mai Alfano è ancora al suo posto dopo aver consentito il rapimento della Shalabayeva? Come mai la Cancellieri è ancora al suo posto dopo aver telefonando ai famigliari del delinquente Ligresti, in quel momento in carcere,  proponendosi come supporto per qualsivoglia azione tendente ad aiutare la famiglia del bancarottiere?  Come mai non sono stati presi provvedimenti politici nei confronti della De Girolamo che con atteggiamento mafioso comandava una visita ispettiva per favorire uno zio in un appalto?
Dall’enfant prodige Matteo Renzi nessuna posizione decisa, già dai primi passi si rivela per quello che è, cioè un arrivista che ha colto il momento giusto e il modo giusto per proporsi e prendersi la piazza. Proposte poche, senza contenuti e senza il coraggio di chi vuole realmente cambiare.
Caro Matteo, non proporre a Grillo di accettare le tue proposte quando sai che sono inaccettabili, agisci invece come hai promesso, chi sbaglia paga, chi non rispetta le regole è fuori, il finanziamento pubblico ai partiti restituiscilo e non essere transigente con chi all’interno del tuo partito riveste doppie cariche, fa passare emendamenti truffaldini continuando nella logica della spartizione che ci ha portato in questa situazione.
La questione morale in Italia è talmente importante che non può più essere rinviata;  la grave crisi della nostra economia è direttamente dipendente dai comportamenti disonesti che permeano gran parte della nostra società, con una prevalenza nei palazzi del potere e nell’amministrazione pubblica. Oramai tutti hanno contezza che solo fermando questo assalto alla diligenza si potranno trovare risorse per far riprendere un minimo di sviluppo all’Italia e un po’ di fiducia e speranza agli italiani.
Un po’ di coraggio segretario,  per non essere ricordato solo come un giovane rampante pallone gonfiato.