Non cercare di diventare una persona di successo, ma piuttosto una persona di valore (Albert Einstein)

sabato 16 novembre 2013

Un discorso per ignoranti

Stamattina,  ho acceso la TV per vedere il Consiglio Nazionale del PDL durante il quale Berlusconi, unico oratore di questo consesso, annunciava la ri-nascita di Forza Italia e la messa in naftalina del Popolo delle Libertà.

Il leader del partito ha iniziato il suo monologo sancendo la divisione interna, consumatasi nella serata di ieri, dalla quale è nata una formazione composta dai dissidenti del PDL filogovernativi che si chiamerà «Nuovo Centro Destra». Naturalmente Berlusconi ha parlato di ciò con sofferenza, come di un epilogo che fino all’ultimo lui ha cercato di evitare ma che si è comunque verificato, non per divergenze politiche, si badi bene, ma per questioni personali!  Si è riservato comunque, il magnanimo Silvio, di riabbracciare i reietti quando la competizione elettorale si farà più vicina e le componenti divise del cosiddetto centro destra dovranno necessariamente confluire nel PDL c he ne resterà la casa comune.
Dopo questo pallido tentativo di far apparire un piccolo screzio tra singoli individui la profonda spaccatura che si è venuta a creare tra l’ala destra del partito e la componente filo governativa (in più occasioni sono volati gli stracci nelle varie riunioni a casa del leader), Berlusconi ha cominciato a parlare del nostro paese dei suoi problemi e della incapacità della classe politica, di questa classe politica, di fronteggiare in maniera vincente la situazione di grave crisi. Di come grazie a lui ed ai suoi ministri si sia obbligato il governo ad abolire l’IMU sulla prima casa, di come grazie a lui e ai suoi ministri Equitalia sia diventata un amico del contribuente.
Non volevo credere a me stesso. Con chi pensa di parlare questo signore? A chi pensa di darla a bere? L’uomo che ha governato di più negli ultimi vent’anni , colui che era a capo del Governo quando il ministro Tremonti introduceva l’Imposta Municipale Unica (IMU appunto) e che ha costituito Equitalia, «Con la costituzione di Riscossione S.p.A., che nel 2007 ha preso come nome Equitalia S.p.A., il servizio della riscossione dei tributi è tornato in mano pubblica. La riforma della riscossione è avvenuta con l'entrata in vigore dell'art. 3 del D.L. 30 settembre 2005, n. 203 deliberato dal Governo Berlusconi III, convertito con modificazioni nella L. 2 dicembre 2005, n. 248.» da Wikipedia.

Ma certo Berlusconi non è un ingenuo, prima di dire certe cose conosce benissimo il target a cui si riferisce e sa altrettanto bene che in questi vent’anni l’Italia ha scalato, purtroppo in negativo, le posizioni mondiali: siamo l’ultimo paese in Europa per istruzione, gli italiani brillano come quelli che leggono meno libri e giornali, siamo al 76° posto per libertà di stampa, perché l’editoria è nelle mani di pochi che hanno interessi anche in tanti altri settori….
Insomma Berlusconi sa bene chi sono gli italiani e che molti, quelli a cui si rivolge, non vanno tanto per il sottile a verificare se ciò che dice corrisponde al vero e forse non hanno nemmeno la capacità di farlo.

martedì 5 novembre 2013

La bandiera della Pace contro l’ipocrisia

Il 4 novembre è stata l'unica festa nazionale che, istituita nel 1919, abbia attraversato le età dell'Italia liberale, fascista e repubblicana. E’ diventata la festa delle forze armate ma in origine era il festeggiamento per la ricorrenza della fine della prima guerra mondiale il 4 Novembre 1918.
Ieri Renato Accorinti, eletto Sindaco di Messina nel Giugno scorso con una propria lista civica, durante la manifestazione per la Festa delle Forze Armate ha preso la parola dopo la deposizione di una corona d’alloro al monumento ai Caduti. Il Sindaco ha ricordato che «la Costituzione  recita che l’Italia ripudia la guerra e invece continuiamo a finanziare la corsa agli armamenti. Oltre 20 miliardi in tre anni mentre sottraiamo risorse per le spese sociali, beni culturali e sicurezza. Io stesso ogni giorno ho dietro la porta tanta gente che vive sotto la soglia di povertà e non posso dare risposte per mancanza di soldi. Questa amministrazione dice sì al disarmo e dichiara no a tutte le guerre mentre la Sicilia rischia di diventare una portaerei del Mediterraneo».
Alla fine del suo discorso Accorinti ha dispiegato la bandiera della Pace e a quel punto il Comandante dell’arma dei Carabinieri ha lasciato la cerimonia seguito dal suo vice tra il trambusto generale che a quel punto si è generato.
Io credo fermamente che il Sindaco abbia detto cose condivisibili e lo abbia fatto in una delle poche situazioni in cui le sue parole ed il suo pensiero sarebbero state diffuse a livello nazionale.  
Quanta ipocrisia nel dire che «andiamo in Afganistan in missione di pace, andiamo in Kossovo in missione di pace, diamo supporto agli alleati nell’attacco alla Libia di Gheddafi per salvare i civili oppressi dal regime», poi di fronte al fatto che qualcuno ci ricorda cosa dice la nostra costituzione abbiamo certe reazioni, come quella del ministro per la Pubblica Amministrazione e Semplificazione Gianpiero D'Alia : «Il sindaco Accorinti dovrebbe scusarsi pubblicamente con la cittadinanza messinese per una provocazione demenziale e inopportuna, che offende le Forze Armate e la memoria di quanti, anche nostri concittadini, sono morti per la pace in Italia e nelle missioni internazionali».
Ma se siamo per la pace perché non fermiamo la corsa agli armamenti, perché spendiamo miliardi di euro in commesse militari?
Ma è superfluo porsi delle domande per le quali conosciamo la risposta: la pace è democratica e costa poco, ne godono i cittadini; la guerra è decisa da pochi, è onerosa, ne soffrono i popoli e ne godono i potenti.  

sabato 2 novembre 2013

Debole con i forti. Lo Stato dimostra la sua parzialità

Se anche si potesse essere d’accordo con il gesto umanitario di evitare la morte per anoressia di un carcerato che rifiuta il cibo e non riesce ad accettare la sua condizione di prigioniero, destinandolo agli arresti domiciliari, non ci sarebbe da pensare un sol momento a condannare chi, avvalendosi della sua posizione di potere, un ministro della Repubblica, interviene per favorire la scarcerazione, non di un poveraccio finito nelle maglie della giustizia ma di un altro potente, di un conoscente, di un amico o ancor peggio di qualcuno per il quale si ha interesse proprio.

Io non so cosa ha spinto il Ministro della Giustizia Cancellieri ad intervenire in favore di Giulia Ligresti  che nello scorso mese di Luglio è finita in carcere insieme alla sorella Jonella ed al padre Salvatore per le vicende legate alla bancarotta Fonsai e che nel carcere di Vercelli rifiutava il cibo rischiando l’anoressia, quello che è certo è che lo stesso tipo di interesse non si sarebbe palesato nei confronti di altri carcerati, e ce ne sono veramente tanti, nelle stese condizioni. Anzi, prima ancora che la detenuta Giulia Ligresti arrivasse a rischiare la grave patologia, non appena i Ligresti furono incarcerati, il Ministro si rendeva disponibile ad intervenire….
Sono diversi i casi che si sono ripetuti negli ultimi anni nei quali un rappresentante del popolo italiano si è reso responsabile di azioni in favore di potenti o ricchi signori. Mentre manca notizia di un qualsiasi intervento fatto a favore di una persona senza le stesse caratteristiche. Non è certamente un caso che il nostro paese si ritrovi tra gli ultimi se non ultimo assoluto in Europa e tra i paesi cosiddetti occidentali relativamente all’istruzione e alla giustizia, mentre lo possiamo trovare tra i primi posti al mondo relativamente alla corruzione e al malaffare. Purtroppo negli anni questi comportamenti di subordinazione nei confronti dei potenti o presunti tali è diventato cultura prevalente: qualcuno si indigna, pochi si vergognano, nessuno si dimette.

Con tutte le magagne che il nostro paese deve affrontare, non c’è giorno che ci si trovi ad avere a che fare con questi privilegi verso i forti, con queste ingiustizie nei confronti dei deboli.
Dopo il tema della decadenza di Berlusconi, che tiene banco oramai da mesi, l’intervento della Cancellieri ravviva la tradizione scandalistica da portare alla ribalta nazionale e,  in un paese che si rifiuta di diventare normale,  diventano l’argomento principale del dibattito politico. Nel paese dove tanti si tolgono la vita per la perdita del lavoro o per il fallimento della propria azienda, la politica è impegnata a salvare i suoi rappresentanti.

Uno Stato che chiede sacrifici ai più deboli e che garantisce privilegi e impunità ai più forti è uno Stato ingiusto e prima o poi destinato a perdere la sua autorevolezza, quando il rispetto delle leggi è un dovere  valido solo per una parte della popolazione, quando ci sono vite di serie A e vite di serie B uno Stato non ha più scopo di esistere ed è destinato a perire.