Non cercare di diventare una persona di successo, ma piuttosto una persona di valore (Albert Einstein)

mercoledì 20 giugno 2012

Le iniziative che servono


“Chiedete a mia sorella Concetta”; questa frase l’abbiamo sentita pronunciare più volte da Di Pietro, quando si trattava di fare proposte per salvare il Paese dalla crisi. 
Il significato di queste semplici parole è quello che in tanti, scambiandoci le ricette per risollevare l’Italia dalla sua penosa situazione, tutti i giorni ci diciamo.  Cioè semplicemente quello che chi ci governa sembra non riuscire o non voler vedere.
Sul piatto ci sono tante questioni che i giornali, con diversi accenti, ripropongono quotidianamente affrontando i temi del momento: legge anticorruzione, finanziamento ai partiti, spread, spending review, crescita, grandi opere, conservazione del territorio, giustizia, lavoro,etc.
Tutto ciò ci da evidentemente una panoramica sconfortante di tutto ciò che andrebbe fatto ma non si riesce a fare.
La scelta di un Governo tecnico ci dice che si è deciso di affrontare i problemi nell’immediato senza prospettive per il futuro.
Questo ha significato e significa che per arginare la crisi si sono colpiti e si colpiscono i più deboli, quelli che hanno sempre pagato e che continuano a pagare, attraverso l’aumento delle imposte, l’aumento dell’iva, delle accise sulla benzina e introduzione dell’imu, la riforma delle pensioni e  la riforma del lavoro.
Quello che dice Concetta, la sorella di Di Pietro, è quello che dice la gente comune, bisogna fare cose semplici ma durevoli, gli obiettivi devono essere chiari, i sacrifici che si fanno devono avere un inizio e una fine ed essere equamente distribuiti.
In concreto le iniziative che si potrebbero mettere in cantiere da subito sono semplici, di impatto immediato, ma anche durevoli in prospettiva:  

Riduzione degli Enti pubblici (partendo da quelli in perdita) eliminando le posizioni di vertice, normalmente  appannaggio di politici “trombati”, garantendo i posti di lavoro delle maestranze sino al loro pensionamento, incorporando questi enti in Uffici regionali esistenti senza incrementare le posizioni manageriali degli stessi.

Riduzione secca dei parlamentari del 50% con conseguente riduzione del numero degli addetti, alla Camera ed al Senato uscieri, commessi, segretarie, barbieri, e relativi consumi, auto blu, scorte etc..

Riduzione o, meglio, eliminazione delle Provincie con conseguente eliminazione delle duplicazioni di posizioni apicali e di “manager” insediati dalla politica, sia in provincia che nelle società partecipate, che non fanno altro che lo stesso identico lavoro di quello che fanno i loro corrispettivi nelle regioni o nei comuni. Assorbimento degli addetti dai competenti Uffici di regioni e comuni senza incrementi di ulteriori posizioni di vertice. Riduzione progressiva del numero di addetti non applicando il turnover in caso di pensionamento o dimissioni.

Dismissione dei beni immobili dello Stato inutilizzati, caserme, aree industriali etc, attraverso gare internazionali ai prezzi di mercato, con pubblicazione dei bandi su internet.

Eliminazione dei finanziamenti pubblici ai partiti, all’editoria, alle imprese private, alle banche.
Per i partiti prevedere dei rimborsi elettorali effettivi e documentati con un tetto massimo di spesa da definire, gli eventuali finanziamenti privati, il cui limite andrà definito, devono essere documentati e pubblicati su internet.

Come ripartire non ce lo dice Concetta, ma le ricette sono semplici e potrebbero sfruttare quello che l’Italia ha a disposizione, per esempio  territorio, storia e cultura.

Il territorio è uno dei beni preziosi, forse il principale, per il nostro paese, un bene che dovrebbe essere valorizzato e mantenuto attraverso una cura costante per la quale servono competenze specifiche e manodopera: geologi, idrogeologi, biologi, zoologi, botanici; parchi marini e non dovrebbero essere incrementati e sfruttati per preservare il territorio dagli abusi e dal dissesto geologico e per far conoscere le bellezze italiane ai turisti.
Per ottenere ciò la via principale è l’istruzione, quindi orientare gli atenei, gli istituti superiori e professionali verso questo tipo di studi che garantirebbero migliaia di posti di lavoro.

Il territorio è anche turismo migliaia di chilometri di costa, montagne, laghi, ….eppure la nostra organizzazione turistica è una delle peggiori al mondo.

Non esiste una politica per il turismo, tutto è lasciato al caso e soltanto le più attente e virtuose amministrazioni locali riescono a garantirsi un afflusso turistico tale da consentire ad un’economia di prosperare.

Così scopriamo che in alcune località, anche quelle morfologicamente più sfortunate,  c’è il tutto esaurito per molti mesi (non solo nei mesi estivi o invernali), mentre in alcune, purtroppo molte perle del nostro paese, proprio quelle che dovrebbero avere, grazie alla bontà della natura o della storia, una vocazione turistica,  si fa di tutto per scoraggiare i visitatori: servizi scarsi o inesistenti, infrastrutture carenti, prezzi elevati per raggiungere le località turistiche, sfruttamento massimo del visitatore, senza parlare del fatto che passati i tre mesi estivi in certe località si chiude tutto!

Quella che in ogni nazione sarebbe una grande opportunità di lavoro, di crescita e di benessere, da noi non solo non viene sfruttata ma addirittura diventa un ulteriore aggravio sulle spalle dello stato. I lavoratori, assunti con contratti a tempo determinato per sei mesi, finito il periodo turistico percepiscono per altri sei mesi un’indennità di disoccupazione; e così avanti per anni.

Quella del nostro paese è la storia più ricca di testimonianze al mondo, gli scantinati dei nostri musei sono stracolmi di reperti che non si sa dove mettere, i monumenti delle nostre città e paesi sono così tanti che è impossibile enumerarli, eppure ci sono città al mondo dove i turisti superano di 4, 5 volte il flusso di quelli che visitano ogni anno Roma o Firenze! Cittadine più o meno sconosciute che sanno valorizzare quel poco che hanno in maniera esemplare, con servizi che noi nemmeno ci immaginiamo di poter avere. Musei sempre aperti, ristoranti e negozi che servono pasti e oggetti a tutte le ore, guide turistiche, mezzi di trasporto, infrastrutture e assistenza completa.

Solo riattivando questi settori il nostro paese potrebbe fare un notevole salto di qualità.  
Basterebbe poco; orientare gli studi superiori e universitari verso questi settori, che se meglio sfruttati garantirebbero centinaia di migliaia di posti di lavoro, istruzione alberghiera, linguistica, storico artistica, di management turistico e del territorio.
Basta volerlo e avere in mente l’immagine di come si vorrebbe sia l’Italia del futuro.

Però bisogna iniziare!

venerdì 11 maggio 2012

Non li vogliamo più

Le elezioni amministrative appena svolte hanno evidenziato, come già le precedenti, la voglia di cambiamento che c’è nel paese.
Ovviamente tutti i partiti tradizionali si sono comportati come al solito: “abbiamo tenuto”, “aspettiamo i conteggi finali”, “abbiamo perso meno degli altri”, “paghiamo il sostegno al governo”, “gli italiani sono arrabbiati”, “i candidati scelti non erano appetibili”….e via con altre amenità di questo genere.
I politici si autoreferenziano e continueranno a farlo perché è l’unica cosa che sanno fare. Non gli interessa cosa vuole la gente, non lo capiscono, non lo vogliono capire, l’unico loro interesse è mantenere la posizione.
Nessun cambiamento! La casta si perpetua, vecchi che governano un paese lamentandosi che il 30% di giovani non trova occupazione! Nessuno cede il passo, nessuno molla una carica, nessuno apre la porta al cambiamento.
La politica non è vecchia in se; è il modo di fare politica di questi politici che è vecchio e insano.
Danno addosso a chi cerca di proporre nuove strade, non perché non sono valide o praticabili ma perché molti di loro sarebbero costretti a cambiare mestiere.
Danno del demagogo, del mafioso, del terrorista a Grillo, perché hanno paura di un movimento che ha nuove idee, nuove persone, giovani che vogliono impegnarsi per il bene comune e non per se stessi,   un movimento che non vuole alcun finanziamento pubblico, i cui eletti nelle amministrazioni locali non percepiscono che una piccola parte dei compensi previsti, un movimento che ha raccolto firme (300.000) per proposte di legge d’iniziativa popolare che prevedevano  l’incandidabilità in parlamento dei condannati; tetto massimo di due legislature; cambiamento dell’attuale legge elettorale.
Nessuno le ha nemmeno prese in considerazione!
Questo movimento è pulito, fa della partecipazione la sua arma migliore, è composto per la maggior parte da giovani preparati e volenterosi di impegnarsi per un domani migliore…….Ai nostri politici, ai partiti  questo movimento FA PAURA!
E anche quei partiti, che almeno per tradizione e storia, dovrebbero essere più sensibili alle voci che arrivano dalla piazza e dalla società si ostinano a non prendere in considerazione queste grida di aiuto e di rabbia, questa voglia di nuovo, presi come sono a garantirsi i privilegi di casta.
Pensano ancora di vincere, di governare continuando ad autoreferenziarsi, continuando ad alimentare la politica delle coalizioni improbabili nelle quali contano solo i numeri e non i contenuti;  non si è accorto che l’aria è diversa, che le condizioni sono cambiate, che la loro credibilità è terminata da tempo, che la gente aspetta solo il segnale del cambiamento…………..che forse si incomincia ad intravedere.

mercoledì 18 aprile 2012

Siamo in guerra

Forse non tutti se ne sono accorti, anche perché se ci aspettavamo di assistere ad un bombardamento vero e proprio, con le case che crollano e la gente che corre nelle cantine o nelle stazioni della metropolitana per salvarsi dagli schianti degli ordigni, abbiamo sbagliato a capire.
Se ci aspettavamo di vedere soldati armati di tutto punto aggirarsi per le strade delle nostre città e colonne di mezzi blindati che percorrono avanti e indietro le nostre vie, abbiamo sbagliato a capire.
La guerra, sembrava una cosa superata, è quella di classe; non è fatta da soldati ed armi, fucili e bombe, cacciabombardieri e portaerei, ma da persone ben vestite all’apparenza miti ed educate che a colpi di leggi e leggine, fanno vittime forse superiori a quelle di una guerra realmente combattuta.
Una guerra non dichiarata, fatta di prestiti miliardari alle grandi banche che anziché prestare danaro, lo investono in BOT salvandosi dal dissesto finanziario e lucrando a scapito di lavoratori ed imprese.
Una guerra fatta di mancati tagli alla politica, di mancate leggi anticorruzione, di mancate riforme elettorali ma piena di nuove tasse, di aumenti, di mancato sostegno, di licenziamenti facili, di sacrifici per i più deboli.
Lo Stato, quello che dovrebbe garantire l’eguaglianza tra i cittadini, quello che dovrebbe consentire il diritto al lavoro , alla casa, all’istruzione, alla salute, lo Stato dei Partiti ha dichiarato guerra ai cittadini onesti; lo fa ingannando e stravolgendo la realtà che è quella di aumentare la forbice di chi sta bene, molto bene, e chi se la cava.
E intanto si muore, nelle fabbriche, nei cantieri e nelle case, operai e imprenditori, una volta tanto uniti ma purtroppo dal disagio provocato da questa classe politica piegata al volere dei potenti e ai propri meschini interessi.
Milioni di euro sottratti alle casse dello Stato, attraverso i cosiddetti rimborsi elettorali, utilizzati per i propri vizi, milioni di euro sottratti ai cittadini, attraverso la corruzione, per alimentare le proprie famiglie e amicizie, milioni di euro negati alla popolazione per la mancata lotta all’evasione fiscale, per mantenere i favori di un certo elettorato.
E intanto si fa sempre più fatica, non si arriva a fine mese, ci si vergogna di non riuscire a dare da mangiare ai figli ed infine si muore!
Siamo in guerra!
Prepariamoci a combattere; non con le armi, non con la violenza, ma con la presenza ed il dissenso, con l’informazione, con la perseveranza nel pretendere giustizia.